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La frazione Pairola, la sua chiesa, il campanile

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LA FRAZIONE PAIROLA, LA SUA CHIESA, IL CAMPANILE
Testo e immagini di Giorgio Fedozzi

.....Come spesso succede per i paesi e i monumenti principali della nostra valle, anche le origini dell'abitato di Pairola e della sua chiesa parrocchiale sono ad oggi sconosciute. A Pairola, in località Ciosi, in un terreno privato di proprietà di Luigi Fresco, nel 1940, durante i lavori di impianto di una nuova linea elettrica su pali, fu fortuitamente riportata alla luce un'antica sepoltura; si trattava di uno pseudo-sarcofago ricavato direttamente nella roccia, che in seguito ad un accurato studio da parte della Sovrintendenza Archeologica della Liguria, fu datato tra il IV ed il VI secolo d.C. (1).
.....Altre sepolture antiche erano già state rinvenute nella stessa località alcuni anni prima, ma queste avevano caratteristiche diverse e non furono mai debita mente indagate; la definizione di tombe fenicie fattane da Nino d'Althan, che, in riferimento agli eventi storici della nostra regione, le collocherebbe alla fine del III secolo a.C., deve pertanto essere accettata con le dovute cautele (2). La sepoltura della località Ciosi, comunque, è oggi testimone della presenza umana sul luogo in epoca tardo-romana e bizantino-longobarda; il riutilizzo dello stesso sarcofago per più inumazioni (esso conteneva i resti di non meno di dieci scheletri) indica anche una certa continuità di vita nel tempo.
.....Per avere qualche notizia documentaria sull'esistenza dell'abitato di Pairola bisogna per portarsi fino al tardo medioevo. Nell'anno 1353 essa è citata in un antico documento la villa "Parisiora" e poi "Pairone" del Cervo, che rivela la poca dimestichezza dell'amanuense genovese con i toponimi della Riviera, ma può senz'altro essere identificata con Pairola (3).
.....La prima descrizione dell'abitato, peraltro stringatissima, risale all'inizio del XVI secolo, ed dovuta al Giustiniani. Nell'introduzione dei suoi famosi "Annali", nel descrivere le terre della riviera, egli cita "... Pairura con vinti foghi ..." (4), dove i venti fuochi, presupponendo la proporzione di 4 o 5 persone per nucleo, danno un totale di circa 80-100 abitanti. Le prime notizie sulla chiesa principale di questa piccola borgata rurale sono state rintracciate dal canonico Leone Raimondi, nelle sue infaticabili ricerche condotte nei primi decenni del secolo scorso nell'Archivio della Curia Vescovile di Alberga; esse si riferiscono all'anno 1555 e riportano "... Capp. S.te Marie de Nive sive Annunciate in Villa Pairola Cervi" (5). La chiesa aveva dunque un'antica intitolazione all'Annunziata, che non abbiamo più ritrovato in alcun documento.
.....Le fonti cui attingere informazioni diventano progressivamente più abbondanti a partire dall'inizio del secolo successivo, ma sono spesso sommarie e poco chiare, a volte addirittura indecifrabili. Sappiamo comunque che in quegli anni "Nell'Oratorio di Santa Maria ad Nives nella Villa della Pairola, per commodità del Popolo si conserva l'estrem'ontione, et fondata una Capella, con obligo di celebrarvi ogni giorno, et in essa sono molti legati per celebratione di Messe." (6)
.....I libri dei conti, conservati nell'archivio parrocchiale, hanno inizio dal 1608. Le registrazioni costituiscono una ricca documentazione sulla vita della chiesa, sulla sua evoluzione nel tempo. Con lavori eseguiti nell'arco di oltre un secolo, operando saltuariamente ogni qualvolta le esigue finanze lo hanno permesso, il piccolo oratorio stato trasformato ed ampliato.
.....Per quasi tutto il XVII secolo i redditi più consistenti, registrati nei libri dei conti, furono dovuti alla vendita del corallo offerto dai pescatori residenti in Pairola, che allora erano numerosi. Solo negli ultimi anni del secolo, e ancor pi in quello successivo, divenne determinante per il bilancio della chiesa la coltivazione e l'affitto delle terre, tutte olivate, delle quali era pervenuta in possesso tramite lasciti, donazioni, oppure per averle acquistate. Tali redditi dovettero bastare per ogni esigenza di ordinaria amministrazione e per eseguire tutti i lavori di cui abbiamo notizia.
.....La sagrestia fu costruita nel 1642. Negli anni .immediatamente seguenti la chiesa fu ampliata e completamente ristrutturata, venne realizzata la nuova copertura, sistemato il vecchio campanile, le porte, le vetrate, e furono acquistate le campane. Solo in un secondo tempo, con la costruzione del nuovo campanile e il più tardo rifacimento della facciata, l'edificio religioso ha assunto anche esternamente l'aspetto che ancora oggi la contraddistingue. La trave del portale in ardesia scolpita, che reca l'immagine della Vergine col Bambino, datata 1600, comunque è stata lasciata al suo posto.
.....All'interno della chiesa, fortemente caratterizzato dalle originali colonne in pietra locale, si conservano le tele, le statue, i fregi, gli ornamenti e gli arredi per i quali sono state diligentemente annotate le relative spese, purtroppo però quasi sempre senza riportare il nome degli autori. Vi si trova solo citato più volte "ms. Oracio Rosso (o de Rossi) depentore", al quale, negli anni 1608-1610, furono pagate in più soluzioni 83 lire e 3 soldi per l'ancona della chiesa. Quest'opera però è andata in gran parte perduta, non si sa come; di essa si conservata solo la predella che illustra in quindici scene la vita di Cristo. Il grande dipinto che ora è al suo posto, dietro l'altare maggiore, è dovuto ad un pittore ignoto, al quale furono pagate nel 1646 87 lire e 9 soldi. Il sopracielo fu realizzato nel 1696 da M.ro Cesare Coiga. Nel 1722 fu costruito l'altare della Cappella di N.S. dei Sette Dolori e nel 1732 quello del Carmine; la "nuova" statua di N.S. della Neve fu acquistata nel 1770, mentre quella vecchia, dai vaghi accenni trovati nei registri, sembra risalisse agli ultimi anni del '500.
.....La trasformazione nel tempo delle strutture dell'edificio religioso rispecchia il mutare delle esigenze che esso man mano ha dovuto soddisfare nell'ambito di una realtà sociale in costante evoluzione. L'abitato di Pairola, infatti, ha avuto nel corso del XVII secolo una espansione considerevole, con un sensibile aumento della popolazione e un apprezzabile miglioramento delle condizioni di vita, grazie ai benefici effetti che soprattutto l'olivicoltura ha apportato alla povera economia locale. Naturale conseguenza fu l'aspirazione degli abitanti della frazione, e quindi la richiesta avanzata fin dal 1675, di vedersi riconosciuto il diritto ad avere una sede parrocchiale autonoma (7). L'istanza venne accolta solo diversi anni dopo. La nuova parrocchia di N.S. della Neve, comprendente anche le borgate Richieri, Freschi e Molini, venne creata smembrando il territorio della parrocchia di S.Bartolomeo, con decreto del Vescovo Giorgio Spinola dato il 30 novembre 1714; il primo rettore, Francesco Maria Albavera, ne prese possesso il 21 dicembre dello stesso anno. La nuova suddivisione territoriale fu all'origine di attriti con il parroco di S.Bartolomeo e suscitò non poco malcontento fra gli abitanti delle borgate. Vi furono anche dei ricorsi presso l'autorità ecclesiastica, che però non portarono ad alcun risultato. Col tempo tutto si appianò e restarono incluse nella nuova circoscrizione l'oratorio di S.Matteo, il principale motivo di discordia, e quello di S.Martino della borgata Molini, che a quel tempo era detta "Servini".
.....A seguito di questa importante conquista, con gli anni maturò negli abitanti di Pairola il desiderio di avere un nuovo campanile che meglio rispecchiasse le funzioni della chiesa. La sua realizzazione costituì per il paese un fatto notevole, che coinvolse tutti. Verso la fine di giugno del 1754 si diede inizio ai lavori, cosi come si era soliti fare, senza un progetto preciso da seguire. Questa volta per le cose si rivelarono più complesse del previsto. Probabilmente tra i massari e i pairolesi non vi fu pieno accordo sulla consistenza e sull'aspetto da dare all'opera (a conferma del detto popolare "chi fa ina cà in ciassa, o a l'è troppu àuta, o a l'è troppu bassa"), e forse avrà inciso anche la consapevolezza delle difficoltà tecniche che la costruzione comportava, ma sicuramente fu soprattutto il desiderio di metter fine alle controversie e di realizzare un'opera veramente rispondente alle aspirazioni dei parrocchiani, che indusse i massari a rivolgersi ad un architetto in auge in Riviera in quei tempi.

Immagine panoramica di Pairola del 1930 c.

Sopra: La tomba tardo-romana rinvenuta in località Ciosi a Pairola nel 1940, in seguito demolita.

A lato: Fiascetta in argilla recuperata nella tomba di Pairola.


Sotto: La chiesa di Pairola nel 1918.

Scorcio caratteristico.

La chiesa parrocchiale di N. S. della Neve.

Il vicolo a lato della chiesa.

L'acciottolato del sagrato della chiesa.

Il sovraporta in pietra nera datato 1600.

Il campanile realizzato alla metà del Settecento su progetto di Antonio Filippo Marvaldi di Candeasco.

.....II 10 agosto di quello stesso essi anno mandarono a chiamare Antonio Filippo Marvaldi di Candeasco. "Capo d'opera muratorie", che si portò prontamente sul posto, insieme ad un compagno di viaggio non meglio identificato. Egli si trattenne a Pairola il tempo necessario per studiare e redigere un progetto di gradimento dei committenti, quindi il giorno 25 successivo sottoscrisse il relativo contratto. Le condizioni erano molto semplici. Il Marvaldi si impegnò a dirigere i lavori, a provvedere le maestranze ed a fornire i colori necessari per la costruzione del campanile, da edificarsi dietro il coro, nel lato verso ponente, nel punto in cui erano già stati avviati i lavori. L'opera, secondo il progetto da lui presentato, una volta terminata doveva raggiungere l'altezza di palmi 136 (metri 33,864) e la larghezza di palmi 16 (m. 3,984). La sua realizzazione era stata prevista in tre tempi, "per lasciare seccare il travaglio", e doveva essere comunque completata entro la fine del 1756. Il compenso per le prestazioni dell'architetto fu stabilito in lire 1.000 di moneta di Genova, da pagarsi in tre rate, secondo il lavoro compiuto; a tutto quanto d'altro necessario per la costruzione, e cioè calce, sabbia, pietre, ferri, legname, lavoranti, ecc., erano tenuti a provvedere gli ufficiali della chiesa.
.....Quando fu chiamato a Pairola, Antonio Filippo Marvaldi in realtà era molto giovane ed aveva da poco intrapreso la professione, ma poteva contare su una tradizione familiare che gli attribuiva grande credibilità. La famiglia Marvaldi di Candeasco aveva dato, tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, diversi architetti che hanno contribuito non poco all'evoluzione ed al rinnovamento dell'architettura religiosa barocca della Riviera di Ponente; basta ricordare, fra le realizzazioni della zona, le chiese di Diano S.Pietro, Diano Castello e Cervo. Antonio Filippo Marvaldi fu l'ultimo esponente di questa stirpe di architetti. Nato nel 1730, quarto di nove figli, nel 1752, al la morte del padre Francesco Maria, ne raccolse l'eredità, continuando la sua opera. Come lui oltre ad esercitare la professione, egli fu anche capitano delle milizie, e, dal 1773, sindaco di Candeasco. Fra le sue realizzazioni si ricorda che egli ha lavorato nella chiesa dei Santi Sebastiano e Nicola di Bestagno, ha progettato gli oratori dell'Immacolata Concezione di Vasia, di S. Giuseppe di Villa Viani e la nuova chiesa parrocchiale di Ville S. Pietro. Sposatosi nel 1756 con Bianca Maria Demora, morì il 10 marzo 1791 senza lasciare figli e con lui si estinse la famiglia dei Marvaldi (8).
.....Sotto la sua direzione i lavori per la costruzione del campanile di Pairola procedettero speditamente, almeno nei primi tempi. Al "Capo d'opera" furono versati diversi acconti, in totale 202 lire e 18 soldi nel 1754, in tre rate, e 216 lire nell'anno successivo in un'unica soluzione. Dai libri dei conti rileviamo ancora che il 4 agosto 1756 egli fu mandato a chiamare a Candeasco e che il giorno 11 fu redatta dal notaio una copia del contratto di commissione, quella ora conservata nell'archivio parrocchiale (9). poi più niente. Per alcuni anni non venne più registrata alcuna spesa relativa al campanile.

.....Evidentemente sorse qualche problema di cui non siamo a conoscenza, forse qualche strascico delle polemiche che avevano preceduto l'accordo col Marvaldi. Di certo il priore Domenico Lepra fu Agostino fu denunciato all'autorità ecclesiastica per presunti brogli amministrativi durante la costruzione del campanile, ma un esame accurato dei registri fu sufficiente per scagionarlo da ogni sospetto.
.....Questo fatto induce a pensare che le spese fin qui sostenute fossero andate ben oltre le previsioni, e che, in considerazione dei limitati redditi dell'opera parrocchiale, ciò avesse causato delle difficoltà tali da rendere necessaria una lunga pausa nei lavori. In effetti, controllando il bilancio dell'opera, ci si rende conto che l'amministrazione del priore Domenico Lepra, che era durata appunto dalla primavera del 1754 a quella del 1757, aveva lasciato le casse pressoché esaurite, contrariamente a quanto solitamente avveniva, nonostante che per sostenere una parte dell'onere si fosse proceduto alla vendita di una terra e che il raccolto delle olive fosse stato buono e il prezzo dell'olio sufficientemente remunerativo.
.....II costo per la realizzazione dell'opera, compreso quanto versalo all'architetto, assommava in quel momento a 1.326 lire e 7 soldi. E si era ben lontani dall'ultimazione.
.....Scomparso dalla scena di Pairola il Marvaldi, per quindici anni l'argomento campanile non venne più toccato. Poi, improvvisamente, nella primavera del 1771 ripresero i lavori, che proseguirono regolarmente, con le consuete soste invernali, e furono finalmente portati a compimento nel dicembre del 1773.
.....A questa seconda fase della costruzione non partecipò in alcuna maniera il Marvaldi. Nel libro dei conti infatti non si accenna più ad alcun capo d'opera, ma soltanto a diversi maestri, tra i quali si distinse M.ro Giovanni Pelloli per l'alto numero di giornate lavorative e per l'importanza dei compiti a lui affidati. Altri nomi ricorrenti sono quelli di M.ro Moritio e M.ro Giovanni Milanese.
.....Le spese sostenute per portare a termine la costruzione, in questa seconda tornata di lavori, superarono le duemila lire, che assommate ai costi di quindici anni prima, danno un importo totale di 3.344 lire e 9 soldi.
.....Dalla documentazione conservata nell'archivio parrocchiale non possiamo rilevare con certezza se il progetto che Antonio Filippo Marvaldi aveva redatto nel 1754 sia stato pienamente rispettato, visto che il disegno non ci è pervenuto. Possiamo soltanto supporlo osservando le linee architettoniche dell'intero campanile, che presenta una sostanziale unità stilistica. Poggiando su una robusta struttura di base squadrata, esso si eleva con la sua torre a più ordini, decorato con cornici e lesene completate da capitelli, in seguito ripresi nel motivo della facciata della chiesa. La cuspide, a forma di piramide ottagonale, sormontante un tamburo raccordato alla torre con volute, è forse l'unico elemento che poco concorda con il resto della costruzione: meglio vi si adatterebbe una guglia a bulbo cuspidale, che troverebbe anche maggiori riscontri nell'opera dell'architetto.
.....Il campanile, comunque, con la sua imponente mole, è ancora oggi l'edificio più rilevante di Pairola, l'elemento che permette di individuarne da lontano l'abitato immerso nel verde argenteo degli ulivi, quasi a voler costituire un punto di riferimento per chiunque vi voglia giungere da qualsiasi direzione.

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Copia dell'atto di allogazione (vedi nota 9):

Nel nome del Sig.re Nostro sia sempre.
II Sig.r Antonio Filippo Marvaldi fu Cap. Fran.co Maria del luogo di Candeasco valle d'Oneglia Capo d'opra muratorie qui presente spontaneamente et in ogni miglior modo ha promesso, e promette per il presente atto ai Sig.ri Domenico Lepra Agost.o Priore, Giacomo Calvo fu Vincenzo Procuratore, Sebast.o Fresco fu Gio Batta, Giacomo Albavera fu Ant.o Maria, Gio Batta Gandolfo fu Dom.co, Pier Gio Ordano fu Michele, e Gio Ant.o Carchero fu Paolo Fran.co tutti ufficiali della chiesa detta di Nostra Sig.ra della Neve del presente luogo della Pairola, et ad Ambroggio Albavera altro sindico a nome anche d'Ant.o Maria Albavera sottopriore, con l'intervento ancora del M.to R.do D. Gio Andrea Degolla Rettore di d.a Parochiale presenti, et a d.i nomi accettanti, di fare, e far fare, e fabricare il campanile in vicinanza di d.a Chiesa dietro al coro nel lato verso ponente, ove resta già principiato in calcina, dell'altezza di palmi cento trentasei e larghezza di pal. sedeci, interno et esterno et in rutto e per tutto secondo il dissegno presentato a me not.o, firmato da d.o Sig.r Marvaldi e sottoscritto anche da me not.o, per identità del medesimo, che resta a mani di d.o M.to R.do Sig.r Rettore e con due porte. cioè una per entrare dalla sacrestia in d.o campanile, e l'altra al di fuori sopra la prima volta, e con obligo di fare una volta di 15 in 15 palmi, sino al posto delle campane quali doveranno fissarsi nella maggiore altezza possibile, e di provedere d.o Sig.r Marvaldi di tutta la maestranza di grezzo, e purimento, con provedere de colori necessari a tenore del d.o disegno sino alla totale terminazione et inalbamento, e tutto ciò a sue proprie spese, tra qui e tutto l'anno 1756: con l'avertenza di fare d.i travagli in tre tempi, per lasciare seccare il med.o travaglio, e tutto ciò per il prezzo di lire mille m.ta di Genova corrente f. b. quali d.i Sig.ri Priore, et ufficiali, o sia per essi d.o Sig.r Lepra Priore di d.a Chiesa promette pagare al d.o Sig.r Marvaldi in d.i tre anni, in tre paghe alla rata del travaglio sarà fatto.
Il resto per la construtione, e fabrica di d .o campanile,cioè calcina, sabbione, arena, pietre, ferramenti, legnammi. lavoranti, et ogni altra cosa necessaria a risalva di quanto sopra promettono provedere d.i Sig.ri Priore et ufficiali.
Statto espresso fra d.e parti che in caso d.o campanile non fosse ben travagliato, secondo l'arte, e d.o dissegno, e se fra tutto l'anno millesettecentosessantasei 1766 d.a fabrica si aprisse o sia molasse in tutto, o in parte per il difetto d'arte, secondo il giudicio de Periti, sii obligato d.o Sig.r Marvaldi remidiare ogni errore, e rimettere, o sia riffare la fabrica mal fatta, o sia demolita il tutto a sue proprie spese, perché cosi.
Volendo per d.a caosa poter essere convenuto anche nella corte del Cervo et in ogni altra e rinonciando a tale effetto al Privileggio del Foro, et all'incompetenza del Giudice ...
Atto fatto nelle case canonicali di d.o luogo della Pairola, l'anno dalla nascita di Chrysto Sig.r Nostro millesettecentocinquantaquattro 1754, secondo l'inditione prima di Genova, giorno di domenica, venticinque d'Agosto a hora di vespro, essendovi presenti m.r Gio Batta de Simoni fu Chrystofaro, e Francesco Maria Fresco fu Ant.o M.a testimonii alle presenti cose chiamati.
1756. 11. maggio
Dai miei atti in tutto come sopra ---- Salvo sempre ...
Gio:Batta Savona Not.o

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NOTE
1 - L. Bernabò Brea,
La scoperta di una tomba tardo romana presso Cervo, in R.I.I., VII, 1941.
2 - N. d'Althan (G. Guerzoni),
Su e giù per la valle Steria, in "L'Universo", nov. 1937, pag. 913 e segg.
3 - A.S.G., Antico comune, n° 288, e. 34.
4 - A. Giustiniani,
Annali della Repubblica di Genova, Genova 1537, libro 1°, c. V.
5 - Archivio Storico Ingauno, L. Raimondi, manoscritto n° 31 "
Diocesis Mea", pag. 139. In Pairola si trova anche un oratorio dedicato a S.Caterina, sede della confraternita dei disciplinanti .
6 -
Sacro e vago giardinello, e succinto riepilogo Delle Ragioni delle Chiese, e Diocesi d'Albenga, in tre Tomi diviso, cominciato da Pier Francesco Costa Vescovo d'Albenga dell'anno 1624, manoscritto conservato nell'Archivio Diocesano di Albenga, tomo II, pag. 621.
7 - E. Grendi,
Introduzione all'analisi storica delle comunità liguri: Cervo in età moderna, pag. 137.
Nel 1770 gli abitanti di Pairola erano 340.
8 - R. Paglieri - N. Paglieri Pazzini,
Architettura religiosa barocca nelle valli di Imperia, Imperia 1981, pag. 15 e segg.
9 - Si tratta di un foglio staccato inserito nei libri dei conti.
La copia fu ricavata dal notaio Gio Batta Savona, lo stesso che aveva redatto il documento originale, del quale non si è trovato traccia, come pure del disegno di progetto al quale si accenna nel testo.


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